Napoli Pride-Home-Napoli Pride

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Napolipride2020 distanziati ma presenti | COMING SOON


locandina
















Non possiamo fare finta che ciò che accade alle persone di pelle nera non sia cosa che non ci riguardi, non possiamo fare finta che tra loro ci siano solo fratelli e sorelle LGBT ma esseri umani vittime di razzismo e di odio, non possiamo fare finta che chi odia loro non sia la la stessa persona che odi noi. Come M.L. King, anche noi abbiamo un #Sogno. #wehaveadream #weKen #blacklivesmatter
Comunicato Stampa – napolipride 2020 un pride sicuro al 100% che si conclude con “Sit With PRIDE”


Questa sera alle 19:00 prenderanno vita le prime iniziative #pridesicuro  organizzato dall’associazione i Ken onlus con un dibattito sulla piattaforma ZOOM che presenterà e discuterà di Famiglie Favolose, di fiabe per i bambini e di come le famiglie sono il fulcro della semina di una cultura ugualitaria, plurale e rispettosa di ogni differenza che la natura crea. 
Abbiamo deciso, noi di i Ken, che questo mese del Pride a Napoli dovesse essere dedicato ai più piccoli ed alle famiglie perché abbiamo imparato nella gestione della nostra Casa Rifugio LGBT +  “questa casa non è un albergo” che la famiglia e poi la scuola sono i luoghi comuni in cui le persone vivono sia il primo disagio che le prime forme di bullismo e maltrattamento.
La casa e la scuola se non assolvono al ruolo sociale di “porto sicuro” o di “confort zone” diventano per le persone vittime il motivo dello stress più persistente e che più indurre le persone a percepire senza speranza la propria vita.
Una cultura dell’equità e della garanzia delle pluralità e delle differenze crea invece una società in cui i diritti della persona non solo possano essere reclamati quando violati, ma vissuti in ogni età e con tutti gli strumenti di libertà che l’individuo deve pretendere per se da adulto e che il genitore –tutore deve garantire al minore. Noi reputiamo che se questo ruolo sociale della formazione sociale familiare formale o informale non sia assolta nel pieno dei valori Costituzionali debba intervenire lo Stato sia con le articolazioni dirette che attraverso il terzo settore mantenendo un ruolo educativo e di mediazione, prima che di protezione e messa in sicurezza.
Tutte le persone sono, a nostro avviso, sono chiamate a concorrere alla rimozione degli ostacoli per le diseguaglianze realizzando ciò che è prescritto nei principi dell’articolo 3 della Costituzione.
Laddove lo Stato non sia capace di accorgersi e di intervenire direttamente o laddove le associazioni non dovessero intercettare i pericoli determinati dai maltrattamenti e dalle violenze, le persone devono essere messe in condizione di poter esercitare il proprio diritto alla denuncia che in questo momento è negato in Italia dall’assenza di una legge contro la violenza ed il maltrattamento verso le perone omosessuali, trans gender o non conforming.
Per questo riteniamo che uno strumento giuridico legislativo sia necessario ed in questo napolipride “atipico” per il Covid-19 non facciamo calare la nostra pressante richiesta per una legge contro l’omofobia in Italia che senza modificare i principi delle leggi per la protezione delle donne, estenda tali fattispecie di reato anche alle persone LGBTQI.
Sul sito napolipride.com il fitto programma che si concluderà in piazza Plebiscito e Piazza dei Martiri con una istallazione dal titolo “Sit With Pride” in cui una sedia di una scuola di Napoli su cui un ignoto appose una scritta sessista ed omofoba, divenuta grazie alla funzione di educatore del prof. Marco Taglialatela un simbolo di educazione alle differenze sarà in piazza alla luce del sole disponibile ad accogliere tutte le persone che insieme a quel simbolo vogliano manifestare con una foto la lotta non solo di qualcuno,ma di tutti e tutte al bullismo nelle scuole a partire da quello omofobico e trans fobico a tutti gli altri.
La manifestazione ha chiesto il patrocinio e la partecipazione del Sindaco di Napoli di cui si attende ancora una risposta ufficiale.

  1. www.napolipride.com
  2. https://www.facebook.com/pridenapoli
  3. https://twitter.com/napolipride
  4. https://www.facebook.com/pridenapoli
patrocinio_Napoli_Pride_2020



moti di Stonewall, chiamati anche nel loro insieme dal movimento gay statunitense rivolta di Stonewall o semplicemente Stonewall, furono una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York. Il primo scontro avvenne la notte del 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20 a.m., quando la polizia irruppe nel Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village, un quartiere del distretto di Manhattan a New York.

Viene generalmente considerato simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT" o "Gay pride". Simbolo dei moti di Stonewall è diventata la donna transessuale Sylvia Rivera, che si vuole abbia cominciato la protesta gettando una bottiglia contro un poliziotto.

 

Our vision & Mission

  

I dettagli su come ebbe inizio la rivolta variano. Secondo un resoconto, Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello[7]. Un'altra versione dichiara che Stormé DeLarverie, una donna lesbica, trascinata verso un'auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire[8][9]. Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia. Intontiti, i poliziotti si ritirarono all'interno del bar. Il cantante Dave Van Ronk, che stava passeggiando nella zona, venne afferrato dalla polizia, trascinato nel bar e picchiato. Gli attacchi della folla non cessavano. Alcuni cercarono di appiccare il fuoco al bar. Altri usarono un parchimetro come ariete per costringere gli agenti a uscire. La notizia della rivolta si diffuse rapidamente e molti residenti, così come gli avventori dei bar vicini, accorsero sulla scena.

Nel corso della notte la polizia isolò molti uomini gay e spesso li picchiò. Solo nella prima notte vennero arrestate 13 persone e vennero feriti quattro agenti di polizia, oltre a un numero imprecisato di dimostranti. Si sa comunque che almeno due dimostranti vennero picchiati selvaggiamente dalla polizia[10]. Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan "Gay Power!". La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.

La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate da pietre e altri oggetti. A un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:

(EN) «

We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!


»
(IT) «

Siamo le ragazze dello Stonewall
abbiamo i capelli a boccoli
non indossiamo mutande
mostriamo il pelo pubico
e portiamo i nostri jeans
sopra i nostri ginocchi da checche!


»

Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle 4 del mattino.

Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo la retata allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la scritta "Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!".

 

fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Stonewall

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